giovedì 25 novembre 2010

Linked...a chi?

In questi giorni di notizie sui social media ce ne sono state: l'accordo tra Facebook e MySpace (Mashup), il servizio di analytics di Twitter o i primi inviti per il social tutto privacy Diaspora.

Io invece volevo parlare, come da tipico clima polemico italiano, del mondo del lavoro e in particolare di LinkedIn. Sul web i grandi guru dei social media ne parlano sempre con grande ammirazione. Come una grande fonte di contatti e di lavoro. Ma siamo sicuri che sia così? Forse lo è per chi, come i guru sopracitati, ha tanti anni di esperienza alle spalle, in cui ha collaborato con tante aziende e professionisti. O per chi ha talmente tanta esperienza da poterti mettere davanti al viso il curriculum per farti zittire. Io penso ai giovani come me, laureati, che cercano di farsi spazio nel mondo del lavoro.Quali contatti? La rete da cosa la fai partire? Dai tuoi compagni di scuola che stanno peggio di te o dai tuoi professori per i quali esisti per un semestre e poi sei morto? Quali offerte di lavoro? Quelle di stage senza rimborso spese in capo al mondo che non puoi permetterti o a quelle per cui la tua candidatura non conta perché non hai esperienze decennali nel campo? Non è solo un problema di LinkedIn, sia chiaro. Ma non si può parlare di rivoluzione, di vetrina verso il mondo del lavoro, di speranza per i giovani. Chi segue i gruppi su questo social network sa che le offerte di lavoro non arrivano quasi a nessuno e le poche che ci sono hanno richieste incredibili (del tipo "cercasi stagista con almeno 5 anni di esperienza nel campo"). Quindi che senso ha, per un giovane che si affaccia al mondo del lavoro, crearsi un profilo su questo social network?

LinkedIn ha delle potenzialità che in Italia sono poco sfruttabili, tranne se contatti Microsoft, Google e simili. Nel locale non è conosciuto e anche aziende a livello nazionale non sanno bene come usarlo (la tendenza è creare profili per tutti per poi lasciarli abbandonati). Ma averlo non costa niente e questo forse è il suo punto di forza. E' il vostro curriculum vitae 2.0, bisogna sapere a chi inviarlo e farlo nel momento giusto. Sicuramente non risolverà il problema della disoccupazione giovanile in Italia ma, almeno, ci dà una piccola speranza. Magari un giorno controlleremo le mail e troveremo una offerta di lavoro da LinkedIn. Un giorno.

E a tutti quelli che si occupano di social media marketing: fatelo notare ai vostri clienti che esiste uno strumento equo e gratuito per il recruiting, non si sa mai che possiate aiutare qualcuno meno fortunato di voi...

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