giovedì 9 dicembre 2010

Il silenzio di Twitter: due facce della stessa medaglia


Il primo silenzio di cui voglio parlare non è proprio di Twitter, ma delle tante celebrità che lo frequentano. Nei giorni passati tanti personaggi più o meno famosi hanno deciso di "morire" online, di lasciare un testamento e calare la saracinesca verso i propri fan per beneficenza. Questo per aiutare Keep a Child Alive, un istituto benefico che aiuta i bambini malati di AIDS in Africa e non si sarebbero riconnessi finché non avessero ottenuto abbastanza donazioni per la causa. Pubblicità facile per le celebrità? Forse, ma comunque ha funzionato visto l'istituto ha guadagnato un milione di dollari solo nella prima settimana.

Un altro silenzio di cui volevo parlare è quello del caso Wikileaks: da giorni tra i trending topic non appaiono più gli hashtag #wikileaks, #cablegate o #assange. Come è possibile che una cosa del genere, che ha trovato spazio ovunque, dai telegiornali ai gazzettini locali, non appaia tra gli argomenti più discussi? E chi passa del tempo su Twitter sa bene che le discussioni se ne fanno, eccome. Chi è dietro a questo atto di censura (perché così si chiama) non ci è dato saperlo, ma sicuramente tutti gli elogi per le elezioni iraniane, per la democraticità dello strumento social media e della libera informazione cadono inesorabilmente nel solito vortice a cui siamo abituati. Ed è un brutto colpo per chi, come me e come tanti altri, credeva, grazie ai social media, di aver ritrovato un po' di libertà perduta.

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